4 anni per salvarci?

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Come si diceva sabato a Monteveglio, durante l’incontro con Ugo Bardi, il tempo stringe e la domanda più tormentosa è: perché nonostante tutto continuiamo a non reagire?

Hansen dà 4 anni a Obama

In questo articolo di ieri sul Guardian il climatologo Jim Hansen ribadisce l’assoluta gravità della situazione, ponendo l’emergenza climatica (quella energetica è strettamente correlata) al primo posto dei problemi da affrontare subito: non c’è più tempo.

Hansen (direttore del Nasa’s Goddard Institute for Space Studies – la massima autorità planetaria in fatto di Riscaldamento Globale) lancia un messaggio chiarissimo al presidente Obama:

“We cannot now afford to put off change any longer. We have to get on a new path within this new administration. We have only four years left for Obama to set an example to the rest of the world. America must take the lead.”

“Non possiamo più permetterci di rimandare i cambiamenti. Dobbiamo imboccare un nuovo percorso durante la prossima amministrazione. A Obama restano solo 4 anni per creare un esempio per il resto del mondo. L’America deve indicare il cammino.”

Incapaci di reagire

In effetti sabato si è parlato soprattutto di questo (vedi anche qui). Dello sbigottimento di tutti quelli che sanno quanto lo scenario sia brutto e che non riescono a spiegarsi come “il sistema” resista ancora così testardamente al cambiamento, come sia totalmente incapace di prendere provvedimenti efficaci.

Abbiamo tutti i dati (ormai inconfutabili, anche se assistiamo ancora ad azioni di negazionismo che appaiono al limite della criminalità pura), abbiamo tutte le tecnologie, manca solo la volontà di agire.

Siamo seduti in fondo alla valle a guardare la valanga che arriva e non prendiamo la decisione di muoverci, siamo stati seduti lì per trent’anni e anche ora che è a pochi metri, nella più totale irrazionalità, preferiamo restare seduti: incredibile (Richard Heinberg parla di “Slo-motion Splat“).

Come singoli individui saremmo scappati da un pezzo, come società non riusciamo a muovere un muscolo.

Questo ha spinto Bardi a considerare l’ipotesi del sacrificio umano come mezzo necessario al cambiamento delle civiltà e lo ha portato a meditare sulle teorie di René Girard in merito.

Forse un evento violento, un rito sacrificale è necessario alle civiltà umane per attivare l’energia del cambiamento. Forse dobbiamo caricare qualcuno dei nostri “peccati” e distruggerlo per liberare e immaginare un futuro diverso.

Non so se sia davvero così, non ne ha la certezza nemmeno Ugo ovviamente e tutti speriamo che ci siano altre vie. Però lo sgomento è legittimo e il fatto che uno scienziato che ha passato gli ultimi 10 anni della propria vita a cercare di avvertire i suoi simili del pericolo imminente si ritrovi a fare di questi pensieri ci dà la misura dell’emergenza in corso.

La ricetta

Le ricette per risolvere la situazione sono relativamente banali, mentre il problema vero è quasi tutto nelle nostre teste. Basterebbe capirlo e sarebbe facilissimo investire le energie e le risorse economiche che ci rimangono per produrre un mondo vivibile, più equo e sostenibile.

Si costruirebbero da domani mattina solo case passive, si investirebbe massicciamente nelle energie rinnovabili, si progetterebbe la decrescita energetica e si rispetterebbero le risorse di cui disponiamo. Il tutto pacificamente, magari di corsa, perché abbiamo aspettato davvero troppo, ma in pace e senza grandi traumi, senza dover rinunciare a nulla di particolarmente irrinunciabile.

Mentre si fanno queste cose il tempo a disposizione per farle si allunga, si riduce l’inquinamento e si migliora la salute pubblica. Si scatena una valanga di circuiti virtuosi. In questa logica la maggior parte del genere umano troverebbe benefici. Invece aspettiamo.

Perché non ci si riesce?

Di questo discutevo con Ugo e con gli altri mentre, dopo l’incontro, mangiavamo una bella pizza al metro in un’altra sala del Centro S. Teodoro. Probabilmente perché, come dice Einstein, non si può risolvere un problema allo stesso livello in cui lo si è generato.

Non possiamo aspettare che siano la politica e il mercato a prendere le decisioni. In questo momento loro sono il problema.

Ecco perché il movimento di Transizione rappresenta un’opportunità straordinaria per attivare il processo di cambiamento: agisce a un livello diverso. Attiva il potere della comunità utilizzando strumenti estremamente potenti.

Ho spiegato a Ugo come funziona (e perché funziona) il processo che stiamo seguendo e lui mi ha fatto notare che qui nel blog non l’ho mai spiegato in modo così chiaro. È vero. È una cosa che sto facendo durante gli incontri pubblici, ma qui non ho mai messo insieme tutto il mosaico secondo la mia personale visione. Quindi questa sarà la mia prossima “fatica”.

Ringraziamenti

Per il momento lasciatemi ringraziare il Parco dell’Abbazia che segue sempre più da vicino le nostre attività e che rende possibili questi incontri in un luogo davvero accogliente.

Inoltre anche il Comune di Monteveglio ora ci ha concesso il suo patrocinio e questo è un altro passo importante del nostro processo di coinvolgimento della comunità.

Infine grazie e tutte le nuove persone che stanno pian piano cominciando ad aiutarci (andare in giro per la città per attaccare i volantini e scoprire che erano già ovunque è stato davvero bello) e a quelli che sono intervenuti all’incontro dimostrando quanto meraviglioso potenziale si nasconde nelle nostre comunità.

Spero ci rivedremo ai prossimi incontri e, soprattutto, spero che saranno con noi nei prossimi mesi quando cominceremo a formare i gruppi di lavoro.

Riprese dell’incontro

Sto sistemando le riprese e appena possibile le renderemo disponibili via web.

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4 Risposte to “4 anni per salvarci?”

  1. Monteveglio, Ugo Bardi e i sacrifici umani « Io e la Transizione Says:

    […] Monteveglio, Ugo Bardi e i sacrifici umani By Cristiano Se volete sapere com’è andato l’incontro cliccate qui. […]

  2. Enrico Says:

    Ciao, non mi è stato possibile esserci sabato, ma le prossime ci sarò… e mi porto dietro qualcuno magari! intanto i racconti di chi c’era (Mauro) fanno il paio al tuo post.
    Interessantissima la logica del sacrificio, credo che siamo, come umanità, abbastanza psichicamente “sfatti” da potere funzionare in questo modo: certo che se è così, fra poco si dovrà cominciare a parlare di colpe e colpevoli, visto che il sacrificio afferisce sempre alla colpa (v. “Il sacrificio interdetto”, Marie Balmarie).
    E’ mica disponibile una registrazione integrale audio?
    Ciao.

  3. Cristiano Says:

    Arriverà… anche video.

  4. Il Training OST e L’Aquila « Transition Italia Says:

    […] diceva Ugo Bardi nel suo intervento a Monteveglio, è sconcertante constatare come l’uomo abbia bisogno della tragedia e del sacrificio per […]

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