Giorgio Celli e la biodiversità

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Non bisogna pensare che la biodiversità sia un tema da specialisti, da ecologisti, da gente che ha un sacco di tempo da perdere e quindi può preoccuparsi di cose irrilevanti (magari ancora più irrilevanti in periodi di crisi economica).

Dobbiamo invece capire bene quanto la vita quotidiana di ognuno di noi sia strettamente correlata e dipendente dalla ricchezza e dalla varietà della vita presente sul pianeta. Le infinite forme animali e vegetali che interagiscono tra loro sono una vera e propria polizza di assicurazione sul nostro futuro. Negli ultimi 200 anni abbiamo invece ridotto in modo drammatico i nostri margini di sicurezza senza curarci delle conseguenze.

SE MORISSERO TUTTE LE API

Pare che Alber Einstein dicesse: “Se morissero tutte le api la specie umana avrebbe solo 4 anni di vita”, una frase che rende bene l’idea di quanto la nostra esistenza sia correlata a quella di altre specie. Il problema è che non ne siamo consapevoli e quindi accettiamo in nome dell’economia e del mercato che migliaia di forme di vita possano scomparire ogni anno dalla faccia del pianeta.

Nel frattempo corriamo rischi, rischi enormi. Lo scorso anno la metà delle api europee sono morte (e una sorte simile è toccata a quelle del Nord America), un danno biologico incalcolabile e allo stesso tempo un danno economico molto concreto. Nel Regno Unito hanno calcolato che il lavoro di impollinazione delle api, che rende possibile la coltivazione della frutta, contribuisce al bilancio nazionale per oltre 150 milioni di sterline all’anno. Il valore del processo di impollinazione portato avanti dalle api italiane era calcolato nel 2007 da Coldiretti attorno ai due miliardi e mezzo di euro all’anno.

È solo un piccolo esempio, si potrebbe continuare parlando del grano che oggi è ormai coltivato in tutto il mondo in pochissime varietà. Negli ultimi decenni abbiamo già corso grandi rischi di carestia globale per attacchi di parassiti, virus o altri agenti aggressivi alle varietà grano più diffuse (cfr “La terra in bilico” – Bompiani). Fino ad ora ci siamo sempre salvati e indovinate come? Grazie alla biodiversità. Quando una specie era in pericolo se ne cercava una resistente all’agente aggressivo e si riusciva a respingere l’attacco.

Questo tipo di soluzione diventa però sempre più difficile, proprio perché la varietà naturale è seriamente compromessa dalle nostre interferenze. Quello che vale in campo alimentare vale anche, per la farmacologia, gli allevamenti animali e più in generale per la conservazione di interi ecosistemi che, a causa dell’invadenza umana, cominciano a degenerare in modo drammatico.

UN ALTRO TESORO DA PROTEGGERE

E se invece diventassimo consapevoli di questa ricchezza e cominciassimo a coltivarla? Ne trarremmo solo vantaggi per noi e per le generazioni future. L’incontro con Giorgio Celli vuole essere un primo passo in questa direzione.

Monteveglio e il suo parco sono già oggi una straordinaria miniera di biodiversità, un tesoro da proteggere e coltivare, una ricchezza da fare crescere e da cui trarre grande beneficio. Cominciamo ad immaginare come…

 

celli

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Una Risposta to “Giorgio Celli e la biodiversità”

  1. Partito Democratico - Circolo di Monteveglio » Blog Archive » Monteveglio città di Transizione: incontro con Giorgio Celli Says:

    […] Per qualche informazione in più potete leggere qui. […]

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