Il sonno della ragione…

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Il quadro che emerge sempre più chiaramente dal nostro ciclo di incontri è davvero desolante e spero che chi li sta seguendo stia maturando una consapevolezza sempre più forte della necessità e dell’urgenza di cambiare strada.

Ma c’è anche un aspetto entusiasmante. Per tutti i problemi, davvero enormi, che dovremo affrontare nei prossimi anni ci sono soluzioni disponibili e praticabili: il caso della biodiversità non sembra fare eccezione.

L’uomo: il grande semplificatore

Celli ci ha spiegato come il diffondersi della popolazione umana in tutti gli angoli del pianeta stia causando una drastica riduzione della varietà delle specie animali e vegetali esistenti, un impoverimento del patrimonio genetico delle singole varietà e forti squilibri nei micro e macro sistemi naturali.

Quando la natura opera indisturbata, tende alla varietà costruendo meravigliosi e complicatissimi sistemi di relazioni reciproche tra animali, piante, micro organismi, energia e risorse disponibili. Quando l’uomo entra in campo, invece, tende alla semplificazione per adattare il mondo ai suoi limiti. Questo processo è iniziato miglia di anni fa nel momento in cui ci siamo trasformati da raccoglitori e cacciatore ad agricoltori.

Fino alla fine del 1700 però, i danni che l’uomo poteva produrre erano piuttosto limitati. Con i primordi dell’agricoltura industriale, l’esplosione demografica dell’epoca del carbone e poi – in modo più definitivo e devastante – con la rivoluzione verde (dal 1945 in avanti), le cose sono cambiate.

Siamo diventati troppi e i nostri interventi così invasivi ed estesi da cominciare a intaccare seriamente le capacità di compensazione della biosfera. L’agricoltura industriale, consiste nell’idividuare una grande area di terreno, sterminare tutto quello che cresce e vive in quell’area e sostituirlo con  la sola specie vegetale che si intende coltivare.

Questa logica innesta una catena perversa. Una sola specie attira normalmente solo alcuni tipi di parassiti o insetti infestanti che si trovano ad agire in una specie di paradiso artificiale dove il cibo abbonda e predatori e antagonisti naturali sono assenti. Ecco quindi che il predatore infestante si può sviluppare a dismisura. Da qui la necessità di contrastarlo in modo aggressivo: sevono gli antiparassitari.

Poi serviranno i diserbanti, i concimi per una terra che in pochi anni perde ogni capacità nutritiva, comincia la contaminazione degli agricoltori, l’inquinamento delle falde e si degradano le qualità nutritive e la varietà degli alimenti.

Una strage silenziosa e nascosta

Mentre abbiamo speso molto tempo e miliardi di budget pubblicitari per promuovere la rivoluzione verde, poco, pochissimo sappiamo di quanto sia realmente costata in termini di vite umane.

Celli ipotizza che questa possa essere stata una seconda Shoah, se non qualcosa di ancora più esteso. Per moltissimi anni le morti (soprattutto degli operatori agricoli) collegate all’uso di antiparassitari e sostanze chimiche per uso agricolo sono state occultate o registrate negli elenchi di altre patologie.

E mentre morivano le persone, morivano anche le specie animali e vegetali autoctone, semper più spesso sostituite da varietà selezionate con criteri a volte totalmente incomprensibili.

Produttività, OGM e bufale cosmiche

A guidare questo devastate e irragionevole processo sono state, come sempre, la logica del profitto e il disinteresse per una visione di prospettiva a lungo termine. Così oggi ci troviamo nella paradossale condizione di avere un sistema agricolo fortemente dipendente da enormi quantità di energia (fossile) e ricattato dai produttori di sementi OGM.

Appare ormai evidente che le modifiche genetiche apportate dall’uomo siano goffe e enormemente limitate rispetto a quelle che la natura produce attraverso i processi di ricombinazione continua del dna. In poche parole abbiamo fortemente compromesso la biodiversità per poi accorgerci che ne abbiamo un disperato bisogno.

Gli OGM non stanno più funzionando*, mentre si continua a sbandierarli come la soluzione ai problemi della fame nel mondo, nei manuali d’uso gli agricoltori trovano istruzioni che suggeriscono di mischiare la semente modificata a una tradizionale (perché è ormai evidente che le rese non sono quelle promesse e che le specie modificate producono modifiche nei parassiti che in breve diventano capaci di attaccarle).

Celli ha snocciolato una tragicomica serie di controsensi e di paradossi che si sono presentati nel corso degli anni mano a mano che la pazzia agricola avanzava.

La soluzione c’è: l’agricoltura biologica

Eppure la soluzione c’è, ed è relativamente semplice: l’agricoltura biologica. Si può coltivare con un grado molto elevato di rispetto per l’ambiente e la biodiversità, senza inquinare, senza lasciarsi alle spalle una scia di tumori, senza produrre morie di api e insetti.

Celli vede molti segnali incoraggianti provenire soprattutto dalle nuove generazioni di agricoltori, molto più consapevoli, preparati e smaliziati. Innumerevoli esperienze confermano il fatto che e l’agricoltura biologica è redditizia e praticabile all’interno di una sensato sistema di mercato.

Il bilogico dovrebbe finalmente emergere dalla sua nicchia per diventare la forma agricola principale, meno meccanizzata, meno estesa e portatrice di grandi circuiti virtuosi.

Facciamo un esempio

Alla fine del suo intervento, qualcuno ha chiesto a Celli se ci si potesse fidare dell’acqua del rubinetto e se i controlli fatti dalle società di gestione degli acquedotti fossero affidabili. Il Professore ha risposto che negli esami che vengono effettuati vengono cercate un certo numero di sostanze nocive che si ipotizza potrebbero aver contaminato l’acqua e che per quanto riguarda quelle particolari sostanze l’acqua è certamente sicura.

Il problema però consiste nella quantità enorme di sostanze di sintesi costantemente immesse nell’ambiente da industria e agricoltura. Magari sono nell’acqua, ma nessuno le va a cercare.

La mia deduzione è quindi che la sicurezza, prima che nei controlli, dovrebbe stare nel sistema. Più riduciamo la nostra interferenza con certi processi naturali più la nostra vita è sicura. Proteggere le falde acquifere dovrebbe essere una nostra priorità assoluta, mentre invece continuiamo, per amore di un profitto, che poi spesso nemmeno c’è o c’è per pochissimi, a devastare tutto quello che ci circonda.

È tempo di cambiare, è tempo di svegliarsi da questo sonno della ragione durato fin troppo a lungo.

Cominciamo dai nostri giardini

Nel prossimo incontro scopriremo l’orticoltura sinergica, una delle tecniche con cui e possibile impostare una produzione agricola su piccola scala nel rispetto della biodiversità e senza impoverire il terreno.

La primavera sta arrivando ed è un buon momento per scoprire nuove metodologie di lavoro pensate per operare “con” e non contro la natura. Cominciamo dal piccolo, il resto verrà di conseguenza. Se ci riabitueremo a mangiare cibi sani e appena colti, difficilmente vorremo tornare indietro. Questo è il progresso.

Per ora grazie a Giorgio Celli e a tutte le persone che sono state con noi sabato.

 

* Avremo presto a disposizione un certo numero di copie gratuite di un libro su questo tema, che ne volesse una, lasci un commento a questo post o si metta in contatto con noi.


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10 Risposte to “Il sonno della ragione…”

  1. Maria Cristina Marchi Manetti Says:

    Ho letto con tanto interesse la comunicazione su Celli,l’importante è creare coscienza di quello che stiamo facendo e di come poter fare diversamente.Bisogna mettere in campo più forze costruttive possibili.E vedere nella natura una maestra.Maria Cristina

    p.s.Se posso rientrare nella distribuzione del libro sull’argomento ,ne sarò contenta.Grazie

  2. Cristiano Says:

    Ciao Maria Cristina, è sempre un piacere leggerti, ti tengo certamente una copia del libro appena riesco a recuperarle (magari 2 o 3 così le fai girare lì da voi). Un abbraccio.

  3. È tempo di fare l’orto « Monteveglio Città di Transizione Says:

    […] Monteveglio Città di Transizione Tra vent’anni non sarete delusi delle cose che avrete fatto, ma di quelle che non avrete fatto. (Mark Twain) « Il sonno della ragione… […]

  4. Claudia SAvio Says:

    Mi interesserebbe molto un libro sull’agricoltura sinergica (coltivo un piccolo orto per ora non sinergico),
    Un saluto.
    Claudia

  5. Cristiano Says:

    Che io sappia libri veri e propri non ce ne sono, vieni sabato all’incontro con Marilia e visita il sito: http://www.agricolturasinergica.it/

  6. Programma incontri Monteveglio 2009 « Transition Italia Says:

    […] Biodiversità: la nostra polizza di garanzia sul futuro Un patrimonio inestimabile che dobbiamo riscoprire e imparare a proteggere per garantirci sicurezza e futuro. […]

  7. Perché fare un orto? « Monteveglio Città di Transizione Says:

    […] industriale così come la conosciamo sembra proprio non avere un futuro (ce ne ha parlato anche Giorgio Celli vi ricordate?). Ci serve un sistema agricolo completamente nuovo nel quale anche […]

  8. Arrigo Says:

    Vi ho scoperti da poco,è tutto molto interessante.
    L’orto sinergico,ho cominciato a farlo a Boa Vista (Capo Verde) dove ho una casa.
    Cercherò di incontrarvi presto,Forse Domenica prossima.
    Ciao,Arrigo.

  9. roberta Says:

    Buongiorno, l’argomento è molto interessante e la voglia di fare l’orto aumenta sempre più, volevo chiedere è possibile fare un’orto sinergico su un terrazzo (100 m ) e in montagna?
    Grazie cordiali saluti.
    Roberta

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