Perché impegnarsi?

by

Perché dovrei alzarmi domani mattina e andare a S. Teodoro per aiutare a pulire il territorio? Perché dovrei far fatica per ridurre i rifiuti? Perché dovrei andare domenica sera a sentire una conferenza sull’alimentazione sostenibile invece che adagiarmi mollemente sul divano? Perché? Chi me lo fa fare? Cosa ci si guadagna?

Ovviamente ognuno ha la sua risposta, però per stimolare quelli che non sentono una grande pulsione verso queste attività ripubblico qui integralmente una lettera della Dott.ssa Patrizia Gentilini appena uscita su Terranauta.

Forse ci si può rassegnare all’idea che molti di noi, a una certa età, potrebbero essere colti da neoplasie e mali decisamente sgradevoli causati dalla situazione ambientale (io non mi rassegno nemmeno a questo comunque), ma sapere che a essere puniti per la nostra scarsa lungimiranza sono sempre più spesso i giovani e i bambini, anche piccolissimi, beh credo che sia assolutamente insopportabile, almeno per me.

Buone lettura…

——

Gentile Direttore,

la recente scomparsa di giovani e giovanissimi per cancro nel nostro territorio ha riempito le cronache nelle ultime settimane: passata l’emozione del momento e lasciando perdere gli interrogativi che i singoli casi suscitano e su cui anche la Magistratura indaga, vorrei tornare a riflettere su questo tema così scottante.

Secondo gli ultimi dati dei Registri Tumori in Italia un uomo su due ed una donna su due è destinato a vedersi diagnosticare un cancro nel corso della vita. Al di là delle benevole favole che qualcuno, da decenni, continua a raccontare (e cioè che la soluzione del problema cancro è a portata di mano, che si tratta di un effetto legato solo all’ invecchiamento, che fra 10 anni nessuna donna più morirà per cancro alla mammella), la realtà è ben altra ed è sotto gli occhi di tutti.

Di fatto l’età di insorgenza dei tumori si è abbassata straordinariamente: da una recente ricerca risulta che in Italia gli interventi per cancro alla mammella in età giovane sono cresciuti in sei anni del 28.6%, e se da un lato diminuisce l’incidenza dei tumori correlati al fumo, specie nei maschi, sta drammaticamente aumentando l’incidenza di tumori che nulla o quasi hanno a che fare col tabagismo: linfomi, leucemie, cancro a rene, pancreas, prostata, tumori cerebrali ormai sempre più correlati anche con l’uso del telefonino.

I tumori nell’infanzia poi sono in drammatico aumento: in Italia +2% annuo (doppio rispetto alla media europea) e tra i bambini sotto l’anno di età l’incremento è addirittura del 3.2% annuo. Vorrei anche ricordare che l’incremento di cancro è solo la punta dell’iceberg del danno complessivo alla salute che stiamo recando ai nostri bambini: mi riferisco all’aumento di disturbi neuropsichici, intellettivi, relazionali, del comportamento, fino all’autismo, per non parlare dell’incredibile incremento di patologie allergiche, respiratorie, endocrino – metaboliche, diabete, disturbi alla tiroide, criptorchidismo, ecc.

I tumori nell’infanzia sono in drammatico aumento
Cosa sta succedendo?

Non sarà che ciò che alcuni medici, spesso definiti “allarmisti”, sostengono da anni è tragicamente vero?

Vi invito a fare un semplice ragionamento: cosa mai vi può capitare se camminate in un campo minato? E’ ovvio che tante più mine sono state disseminate tanto più è probabile incapparci e saltare per aria… Così è per il cancro e le “mine” cui mi riferisco sono cancerogeni noti da decenni quali benzene, arsenico, nichel, cromo, cadmio, piombo, diossine, per non parlare di PCB, particolato e pesticidi che continuiamo a riversare intorno a noi e di cui mai nessuno parla, visto che solo la CO2 (che non è un veleno!) sembra meritare l’onore delle cronache!

Da dati ufficiali emerge, ad esempio, che in Italia, nel pieno rispetto dei limiti di legge, abbiamo immesso in un anno in aria ed acqua: benzene 715.6 ton, arsenico 8.0 ton, cadmio 3.0 ton, cromo 140.0 ton, nichel 80.6 ton. L’inventario europeo delle diossine ci dice che in un anno nel nostro paese ne sono state prodotte 558 grammi, ovvero, in media, circa 1,5 g al giorno: può sembrare poco ma rappresenta la dose massima tollerabile per oltre 10 miliardi (!) di persone… Sapendo che si tratta di molecole che hanno tempi di dimezzamento di decine/centinaia di anni e che quindi ogni nuova dose si aggiunge alla precedente, come la mettiamo? La nostra regione poi è al primo posto per uso di fitofarmaci e spargiamo in media 5.7 kg di prodotti chimici per ettaro.

Ci siamo mai chiesti dove vanno a finire tutti questi veleni?

Purtroppo ovunque e anche dove non vorremmo mai trovarli, ad esempio nel sangue del cordone ombelicale in cui sono centinaia le sostanze chimiche tossiche, cancerogene e nocive che si ritrovano stabilmente: qualcuno può pensare, in totale buona fede di assolverle?

Da tempo è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti ed agire per ridurre l’esposizione delle popolazioni agli agenti tossici promuovendo la Prevenzione Primaria.

Non è necessario per fare questo conoscere i minimi dettagli del processo della cancerogenesi o il ruolo che ogni singolo agente riveste: la letteratura segnala ormai, su larga scala ed in individui sani, come l’espressione di geni “chiave” si modifichi a seconda dell’esposizione a tossici ambientali e di conseguenza si alterino funzioni cruciali del nostro corpo aprendo la strada all’insorgere di neoplasie e non solo.

Il fallimento dell’approccio “riduzionista”, il vecchio paradigma secondo cui si analizza un agente per volta, senza tenere conto delle innumerevoli variabili biologiche e che non permette mai o quasi di giungere a conclusioni esaustive, è ormai sotto gli occhi di tutti.

Fortunatamente nel mondo si infittisce la schiera di medici e ricercatori indipendenti che invocano un cambio di rotta nella strategia della guerra contro il cancro, ossia una drastica riduzione della esposizione ad agenti tossici e nocivi in tutti gli ambiti di vita, l’unica strada che finora ci si ostina a non imboccare con decisione. Eppure, in quei rari casi in cui questo si è fatto, i risultati non sono mancati: in Svezia, dove trenta anni fa sono stati messi al bando determinati pesticidi, seguendo le indicazioni di medici coraggiosi, oggi si registra una riduzione nella incidenza dei linfomi.

Si tratta di una strada difficile, che va contro enormi interessi, economici e non solo. M. Plank (premio Nobel per la Fisica) ci ricorda che “i vecchi paradigmi vengono abbandonati solo quando coloro che su di essi hanno costruito la propria carriera e fortuna sono morti”.

Ma ricordiamo anche le parole di Samuel Epstein, un grande medico americano: ”quasi tutti gli americani conoscono le pene causate dal cancro a parenti e amici. Il crimine è che molti di questi tumori sarebbero evitabili”; se trasferiamo queste parole all’infanzia ed alle giovani generazioni l’obbligo di abbandonare i vecchi paradigmi e di passare dalle parole ai fatti diventa ancora più pregnante e credo convenga a tutti noi riflettere, anche ai primi d’agosto e sotto l’ombrellone, sulla necessità di fare cambiare idea a chi di dovere prima che sia davvero troppo tardi per tutti!

——–

Patrizia Gentilini
Coordinamento Nazionale dei Comitati
dei Medici per l’Ambiente e la Salute

E’ nata a Faenza nel 1949, si è laureata in medicina e chirurgia a Bologna nel 1975, specializzata in Oncologia a Genova nel 1980 e poi in Ematologia a Ferrara nel 1988.

Ha lavorato nei consultori familiari e poi dal 1979 stabilmente in Oncologia presso l’ ospedale di Forlì occupandosi sia di Prevenzione-Diagnosi Precoce che di Terapia dei tumori, da 3 anni a questa parte si è prevalentemente occupata di paziente con problemi di tipo oncoematologico. A fine 2007 si è ritirata dall’esercizio attivo della professione.

Fa parte dell’ Associazione contro Leucemie, Linfomi, Mieloma (AIL) sezione Forlì-Cesena, con l’incarico di vice presidente. Fa inoltre arte dell’Asociazione Medici per l’Ambiente (ISDE Italia).

Annunci

7 Risposte to “Perché impegnarsi?”

  1. Perché impegnarsi? « Monteveglio Città di Transizione « L0cutus’s Blog Says:

    […] Città di Transizione 29 Novembre 2009 l0cutus Lascia un commento Passa ai commenti via […]

  2. Weissbach » Veleni Says:

    […] Alla fine si muore davvero. […]

  3. ambientesalutebazzano Says:

    Ci impegniamo perchè sappiamo che è giusto fare così, perche se facessimo diversamente ci sentiremmo complici di questo scempio. Perchè ci sentiamo dei partigiani. Perche la lotta non è solo armata ma anche ragionata.

    Perchè se lo facciamo insiente possiamo essere certi della realizzazione di un progetto.

    Perchè voglio dare ai miei figli un mondo diverso e un esempio diverso, di stile di vita, di relazioni sociali e di basso consumo.

    Perchè quello che guadagno non si misura solo in euro.

    Perchè il mio tempo è prezioso e non devo trascorrerlo solo al lavoro.

    Perchè se tutti si impegnassero a spostare un granello, sposteremmo la costa adriatica.

    Perchè solo tra quelli che si impegnano mi sento a mio agio.

  4. Angelo Dellastoria Says:

    DIGRESSIONI SULL’IMPEGNO.
    Ho perso mia moglie dieci anni fa per un linfoma che lei stessa riconduceva all’ effetto di pesticidi.
    La mia motivazione a scrivere pero’ e’ piu’ generica, ed al contempo, spero di riuscirlo ad esprimere, piu’ specifica.
    Condivido l’urgenza dell’ appello all’ impegno espresso dalla dottoressa Gentilini, e ammiro il coraggio della sua lettera.
    Mi chiedo dunque in cosa possa consistere tale impegno e,
    se e’ vero che l’impegno si definisce in termini di impegno a ‘lottare’
    [per il ‘cambio di paradigma’, e contro il ‘crimine’ del fatto che gli effetti letali degli avvelenamenti sistematici si possono evitare], mi chiedo se riusciamo a crearci una immagine chiara dell’antagonismo reale che questa lotta implica.
    Mi chiedo come articolare in modo efficace, ed utile ad una pragmatica della lotta, una definizione dell’entita’ reale oggetto del nostro impegno e della nostra lotta.
    Credo che non si tratti di puntualizzazioni cavillose e spurie, ma di messe a punto delle cornici di riferimento specifiche, proprie delle lotte, che ne possono inquadrare strategie, orizzonti e specificazioni locali, e descrizioni piu’ generali.
    Si tratta di evitare illusioni e delusioni, disfatte e disfattismi, spostamenti erronei e superficiali di fatti di natura politica in questioni di natura etica.
    Si tratta innanzitutto, secondo me, di sapere che c’e’ un nemico e di essere ingrado di definire il tipo di nemico che ci si oppone in questo nostro impegno, e di sapere inoltre quanto cruenta puo’ essere questa nostra lotta, per saperci preparare..
    Dunque: quanto e’ forte il nemico? e come e’ fatto? cosa fa di solito quando e’ sfidato o sotto attacco? quanto e subdolo e quanto determinato?
    Cosa vuole veramente il nemico? e se fosse in un bestiario, che animale, che mostro sarebbe? quante teste, quante zampe, zanne, artigli, becchi, scaglie, penne, piume, ali, code e occhi avrebbe il nostro nemico? parla? sputa? urla? ringhia e sbava? si dimena? come si muove? cos’e’? chi e’?
    Quanto e’ feroce il nemico? Lo sappiamo? in questa nostra lotta sul fronte dei ‘paradigmi’…

    Propongo due fronti fondamentali, uno interno verso se stessi, e l’altro esterno rivolto al mondo. Essi sono dati immediatamente dalle nozioni di “impegno” (lotta interiore, preparazione, decondizionamento, liberazione, chiarezza e decisione: questo e’ il campo della ‘soggettivita”) e di “lotta” (identificazione di obiettivi, progetti, imprese, programmi, verifiche del processo, messe a punto, opere, operazioni: questo e’ il campo del mondo).
    Ovvimente questi campi sono connessi, e separabili solo teoreticamente, due aspetti di un medesimo processo.
    Inoltre bisognerebbe considerarli soprattutto in termini di temporalita’: sia dentro che fuori il tempo lineare e misurabile. Sia dentro che fuori dalla storia. Impegno e lotta, soggetttivita’ e mondo, sono su entrambi i piani temporali contemporaneamente: le lotte, quelle di emancipazione, sono sempre inscritte nella storia si’, ma scaturiscono infinitamente da una temporalita’ piu’ sottile ed indederminata che e’ misurabile solo in termini di intensita’.
    Ed infatti valutabile solo, in fondo, in termini di ‘emancipazione’ stessa, dell’umanita’. Il tempo dell’ impegno e della lotta e sempre un po’ sospeso, dilatato infinitamente, mai sprecato, mai perso, anzi…
    Abbiamo bisogno di una figura nuova di militanza in questo nostro impegno combattente. Non sappiamo ancora comporla questa nuova figura, ma si sta annunciando, la sua storia sta per svolgersi.
    Sapremo riconoscerla.
    E intanto riconosciamo il nemico.
    Si tratta secondo me, di un’idea. Il nemico consiste in una proposizione a cui abbiamo dato il nostro assenso, spesso senza saperlo chiaramente, o negandolo a noi stessi, inconsapevolmente..
    Provo a descriverla questa idea, in qualche suo aspetto che riesco a vedere.
    Le nostre “democrazie neoliberiste” sono sostenute da una credenza, un mito potremmo dire, che consiste nell’ aspettarsi che tutti, in qualche modo diretto o indiretto, vagamente, prima o poi, meritandolo o meno, trarranno beneficio da “libero” mercato. Un beneficio pensato di regola in termini di godimento e di consumi, e mai di qualita’ delle relazioni interpersonali, di lavoro etc.,( le quali rimangono categoricamente costrette ad essere competitive e sostanzialmente alienate).
    Questo mito permane anche se e’ chiaro a tutti, fin da sempre, che esso serve a coprire l’operato di governi, ovunque,
    (con pochissime e problematiche eccezioni), che agiscono sistematicamene e ‘persuasivamente’ solo in nome degli interessi privati di una oligarchia ristretta, cinica e direttamente o indirettamente criminale.
    [Il nostro bel paese, il nostro angolo di mondo, fornisce purtroppo l’esempio eclatante, paradigmatico, di una condizione generalizzata, che adesso include anche la Cina. Anzi, Italia e Cina offrono oggi un’ articolazione del capitalismo di crisi cronica, in cui l’unica variante riguarda il metodo di controllo della forza lavoro, materiale e immateriale.]
    Il mito del mercato “libero” che libero poi non e’, si esprime anche attraverso un’ idea del mondo sotto un ‘ordine nuovo’ globale che ha teso il suo arco devastante nel ventennio trascorso, dal crollo del muro di Berlino fino alla crisi finanziaria. Questo ‘ordine’ ha, da un lato, accellerato guerre e inquinamenti formidabili e notoriamente criminali, e dall’altro, ha ridotto sistematicamente i diritti dei lavoratori calpestandone le conquiste di decenni di lotte. Esso ha diffuso lo stato precario e di sfruttamneto del lavoro, fino a farne una condizione generalizzata e che trascende eta’ generi e classi. Ci troviamo tutti, giovani e anziani, studenti e ricercatori, indigeni e immigrati..persino i piccoli imprenditori in una condizione precaria… Va sotto il nome di ‘flessibilita”… e nasconde il fatto che la produzione e’ completamente alienata da quantita’ e bisogni veri, localizzati e razionali… credo che le nostre vite precarie consentono ai mercati globali di virtualizzare proiezioni di bisogni e di desideri per poterli gestire a livello finanziario…per estrarne sempre piu’ valore sempre piu’ velocemente e piu’ astrattamente che mai…noi flessibili e magri…che ci aggiriamo nel mondo, un po’ spaesati…

    Un’altro aspetto di questa idea lo si trova proprio qui, in questo spaesamento…in quella sensazione sempre piu’ frequente di ritrovarsi a vivere ed abitare nel mondo come se fossimo turisti poveri di passaggio, stanchi ed esausti, sgorbutici e noiosi, o annoiati, pronti a risalire sull’ autobus, per poi rimanere bloccati nel traffico… intasati e costretti a respirare i prodotti di scarico del nostri vari sistemi, digestivi, di trasporto, di ricambio…
    Ci sentiamo incapaci di appartenere e di prenderci cura delle cose che contano, perche’ non sappiamo veramente piu’ cio’ che conta…ne’ come fa a contare… e forse non c’e’ piu’ ‘quel che conta’, e non si tratta piu’ di recuperare gli equilibri passati, ma bensi’ di andare oltre, di smettere di fare i turisti e di cominciare ad esplorare e sperimentare, autonomamente…collettivamnete…altri paradigmi senza ‘fortune’ da costruire ma piu’ fortunati per tutti…

    Si tratta sempre della stessa idea quando sentiamo di doverci rivolgere agli altri inevitabilmente entrando in relazioni sghembe, ipocrite, di egoismo forzato, di competizione fra miseri, di interessi privati non dichiarati, di fini nascosti, di trucchi e tradimenti, di durezza e indifferenza… perche’ ci sentiamo fragili e vulnerabili e se non ci difendiamo cosi’ poi, quando ci siamo fatti fregare ci sentiamo anche fessi… strati di corazze… dagli abiti agli atteggiamenti…

    Questa idea dunque, che e’ sempre quella, e la stessa per
    tutti gli aspetti delle nostre vite e dovunque si vada, e’ la regola ufficiale…
    Questa idea che ci abbassa e ci costringe ad uno stato sostanzialmente animale (incapace di verita’ universali), secondo un darwinismo sociale ed economico che equivale ad una giustificazione del razzismo..ci dice che l’ uomo e’ un animale: ha corpo e linguaggio per esprimere i propri bisogni e desideri necessariamente di supremazia e di sopraffazione ..o di servitu’… tutto qua, gioca la tua partita, buona ‘fortuna’…

    Questa idea di un’ umanita’ relegata, diminuita, appiattita,
    in fondo oppressa da se’ stessa, prodotta da una definizione
    di ‘natura umana’ che esclude di principio e di fatto le idee (inumane?, sovraumane?) di eguaglianza e di giustizia, per fare ideologicamente spazio solo all’ idea portante del diritto del profitto, e dell’ ‘accumulo/consumo, necessariamente privato, narcisista, nevrotico e insensato…ci dicono che questa idea costruisce il mondo civile piu’ realistico, possibile, vista appunto quella che e’ la ‘natura’ dell’ uomo…bisognerebbe rispondere che si’ noi siamo realisti, lo siamo nel chiedere l’impossibile… tocchiamo ed esprimiamo la realta’ umana solo quando domandiamo l’impossibile, non istericamente, ma fermamente e in modo organizzato, resoluto.

    L’idea che domina il mondo insomma, non e’ un’ ‘idea’ vera, ma veramente una panzana, e soprattutto una beffa alla dimensione infinita che ci abita, e di cui indubbiamente siamo capaci, proprio ed esattamente quando possiamo sentirci, decidere ed agire da ‘partigiani’, impegnati in una lotta per una emancipazione… che loro pensano di aver bloccato per sempre nel discorso del realismo economico, nei giochi amministrativi degli interessi particolari…

    Questa pseudo-idea allora, deve essere valutata, e forse giudicata ormai, secondo la giusta misura, e con il giusto peso, fornito dal calcolo orrifico e in fondo impossibile delle devastazioni, dei massacri e della miseria, della sofferenza senza misure che ha saputo e voluto infliggere finora, producendo la realta’ in cui ci troviamo a vivere e a riflettere…
    Questa distorsione, questo mito, questa persuasione (che ci trova tutti daccordo per ora e finche’ non cominceremo tutti ad opporci con fermezza), deve essere chiaramente vista nella tonalita’ vivida della ferocia e della spietatezza che hanno caratterizzato la storia del capitalismo nei secoli, dalla sua formazione, dalla fondazione delle prime banche via via attraverso il colonialismo, e giu’ fino alla leggittimazione di elementi relativamente recenti. Corporazioni multinazionali (biochimiche, farmaceutiche… armamenti, comunicazione, tasporti etc.), settore finanziario (che riteniamo cosi’ importante da sostenerlo, quando infierisce, di tasca nostra attraverso fondi publici e tasse), l’ imposizione diretta di istituzioni transnazionali, non-elette da nessuno, ma apposte per essere dominanti globalmente a cotrollare e proteggere i flussi di ricchezza (WTO, IMF, WB etc.) sono aspetti di questa storia recente noti a tutti.
    Sappiamo bene che la vita e il sostentamento di milioni di persone e’ stata devastata nel passato in modo brutale, e oggi lo e’ da una semplice e remota operazione finanziaria perpetrata anonimamente da impiegati incentivati con assegni-premio di cifre immorali… decisioni prese lontano da esecutivi mercenari e di servizio…

    L’impatto pieno di tali decisioni ricade oggi sulle popolazioni del mondo impoverito, dentro e fuori l’occidente ‘ricco’. Oggi piu’ che mai lo sentiamo tutti, nelle nostre case e nelle nostre vite…ovunque.
    Veleni, inquinamenti, disoccupazioni, costo del cibo, stupidita’ generalizzata, abbrutimento normalizzato…

    In conclusione (e mi scuso per essermi dilungato cosi’ tanto)
    in riferimento al cambio di ‘paradigma’ necessario, e al tipo di impegno e di lotta che questo cambiamento richiederebbe, mi chiedo se non valga la pena cominciare a pensare metaforicamente a quello che diceva M. Plank (premio Nobel per la Fisica), riferito nella lettera della dottoressa Gentilini, e cioe’ che
    “i vecchi paradigmi vengono abbandonati solo quando coloro che su di essi hanno costruito la propria carriera e fortuna sono morti”.
    Pensarlo in termini piu’ generali e antagonisti, chiari, partigiani.
    Da che parte stiamo? Da che parte di tali ‘fortune’?
    Quanta altra devastazione e sofferenza possiamo/vogliamo ancora lasciar avvenire senza compromettere l’eventuale efficacia di questo cambio di ‘paradigma’.
    Noi tutti, nel mondo, possiamo unirci, anche se minimamente,
    e su pochi termini di principio, basati sul riconoscimento del nemico comune, storico, il nemico delle nostre fortune…
    Noi abbiamo bisogno di un’ impresa decisa che elimini alla radice la possibilita’ di brillanti carriere nefaste su paradigmi e programmi nefasti.
    Noi non possiamo tollerare piu’ queste ‘fortune’ costruite sistematicamente con le vite rovinate alla stragrande maggioranza dei viventi. Che bisogno abbiamo noi, gli animali, i pesci del mare e il cielo azzurro, di tali fortune? e qual e’ il loro vero nome? (disastro, calamita’? no troppo ‘naturale’, forse meglio: bombardamento, violenza cieca, oppressione, massacro, ecco, massacro forse)
    Coloro che costruiscono tali ‘fortune’ affermano e difendono i loro paradigmi, e le loro fortunatissime accumulazioni, e i loro fortunatissimi investimenti, li affermano e li difendono con una ferocia senza pari nella storia dell’umanita’, senza pari per motivazione, metodo ed estensione. Una ferocia ed una spietatezza complicate oggi come sempre, da meccanismi di distanza, delega, distacco, e disinibizione.
    E’ questa vecchia/nuova ferocia che ci deve chiamare all’impegno e alla lotta oggi. Ferocia e spietatezza, (e indifferenza cinica) la dobbiamo affrontare, riconoscere e combattere dentro e fuori di noi.Il mondo ne e’ pieno…e forse ne siamo pieni anche noi…
    Ora, siccome aspettare che i vecchi paradigmi vengano ‘abbandonati ‘significa, come dice Plank, dover aspettare che coloro fortunosamente investiti in essi siano finalmente morti, io mi chiedo se, a livello simbolico, certo, discorsivo, di guerre di idee, queste morti non bisognasse anticiparle subitissimo invece…
    se non sia il caso infatti di terminare simbolicamente tutti questi casi di ‘fortune’…
    se non sia il caso di abrogare le loro esistenze simboliche, le loro legittimazioni, di spegnere le loro emissioni…le loro ricerche, le loro giustificazioni, i loro discorsi e rumori, abolire la loro capacita’ di dettare modelli di comportamento, di vita, …e di ‘fortuna’…
    insomma se non sia il caso di impegnarsi con determinazione a porre fine a questo ciclo storico, a muoverci oltre con coraggio e con chiarezza interiore e di costruzione politica… a far muovere il corso della storia… una volta eliminata simbolicamente la loro esistenza il loro destino materiale sara’ compiuto. Si vivra’ in un mondo capace di dare i nomi giusti alle cose e le costruzioni cosi’ ambite di oggi saranno obsolete ed insignificanti..
    Certo, dobbiamo impegnarci.
    Lo dobbiamo ai nostri figli ed alle generazioni a venire.
    Loro capiranno limpidamente cio’ che adesso puo’ apparire come una folle impossibilita’… Dobbiamo riuscire a vedere con i loro occhi e ascoltare con le loro orecchie, a sentire con i loro cuori…
    Ma dobbiamo agire con le nostre menti e con il nostro lavoro.
    Noi tutti nel mondo lo dobbiamo a loro, per aver contratto il debito in anticipo…
    Dobbiamo fare in modo che la storia abbia un nuovo corso, e che non sia solo la ruota delle ‘fortune’ a compiere un altro orrifico giro…

  5. Attività 2010 « Monteveglio Città di Transizione Says:

    […] La Dott.ssa Patrizia Gentilini ci racconta quello che sta succedendo alla nostra salute a causa delle aberrazioni dell’attuale modello di sviluppo industriale e sociale. I dati sono semplicemente sconcertanti, ancora più sconcertante è il fatto che sono poco conosciuti, totalmente sconcertante il fatto che li si possa accettare passivamente. Ne avevamo già accennato qui. […]

  6. Patrizia Gentilini: da non perdere! « Monteveglio Città di Transizione Says:

    […] sconcertante situazione sanitaria provocata dalla nostra epoca industriale. Ne avevo già parlato qui (e vi invito a leggere per farvi una prima idea se non lo avete già […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: